domenica 30 dicembre 2012

LA PIU' BELLA DEL MONDO


Come chiudere al meglio questo 2012? Potremmo farlo parlando di politica, di crisi economica, delle assurde considerazioni di un “prete”… Ma forse, in linea con lo spirito di non c’è nulla di ordinario nell’ordinario, è meglio chiudere con una nota di positività, d’incoraggiamento, di bellezza. La più bella. La più bella del mondo. Come appunto s’intitolava la trasmissione di Roberto Benigni andata in onda lo scorso 17 dicembre...
 
Formalmente una lectio sui principi fondamentali della Costituzione italiana. Sostanzialmente molto di più: una lezione d’amore, sull’amore, per l’amore. Amore come parola chiave di questa prima parte della costituzione. Principi fondamentali basati non tanto su un “non fare” (sul modello dei comandamenti biblici) quanto su un “fare”, su uno spingere all’azione ed alla responsabilità. Amore che si declina nel preservare il diritto al lavoro, nell'esercitare la libertà rispettando gli altri, nel ricercare la solidarietà e non solo il tornaconto economico, nel cancellare ogni forma di discriminazione sociale, nel tendere ad un progresso spirituale-culturale oltre che materiale, nel saper accogliere, nel coltivare la pace...
 
Il discorso di Benigni è pura poesia, inno all’amore. Geniale capacità di comunicare la vera essenza del messaggio di Gesù più di tanti vescovi, cardinali, papi… arroccati nella difesa di pseudo-dogmi. La vita è bella, nonostante tutto. Il mondo migliora con i nostri sorrisi e abbracci e non con istinti rabbiosi e pugni. Solo l’amore crea e la rabbia non fa che lentamente uccidere noi e chi ci sta vicino. Dobbiamo valorizzare le nostre radici ma esse non devono sprofondare nella difesa di personali privilegi ma allargarsi in un abbraccio collettivo. E a dir poco commovente, infine, è la condanna contro la pena di morte: io non voglio avere sulla coscienza nessun assassinio, io non voglio pagare nessun assassino…
 
E’ con questi piccoli messaggi d’amore e di positività che vi auguro un buon 2013. Ma non semplicisticamente un buon anno… in fondo ogni stagione è fatta di sole ma anche di pioggia. Un buon 2013 nel senso di… buoni propositi. Che sia un anno ricco di buoni propositi e piccoli obbiettivi da coltivare e raggiungere. E’ dalle piccole cose e dai piccoli passi quotidiani che possiamo riempire la nostra vita di fiori…

martedì 4 dicembre 2012

 
 
lo so, lo so...
 
sei irraggiungibile, fiore impossibile...
 
ma lasciami il sogno, lasciami l'illusione
 
a volte un meraviglioso inaccessibile sogno
 
non vale forse più di una facile realtà...?
 
 
 
(Domenico Uccellini)

sabato 1 dicembre 2012

BUON DICEMBRE!

Oggi è iniziato dicembre, un mese che amo particolarmente: per la sua atmosfera così particolare, perchè arriva Natale, perchè è il mese in cui sono nato.
E perlomeno qui in Puglia è iniziato con un bellissimo sole...


Certo non tutti i giorni saranno così!! Ma che importa... dicembre è proprio il mese in cui gustarsi la propria casa e la compagnia dei propri cari, starsene al calduccio e raccontarsi storie o giocare a qualcosa... riscaldarsi col fuoco di un camino e con l'affetto familiare...


Auguro a tutti un dicembre pieno di festa, di affetto, di gioia, di serenità... e soprattutto di bontà! In fondo basta davvero poco per regalare un sorriso agli altri... come, proprio qualche giorno fa, ha saputo fare un poliziotto statunitense nei confronti di un povero uomo...



BUON DICEMBRE!!!

lunedì 19 novembre 2012

PICCOLE RIFLESSIONI



Il potere ha paura dell'amore.
L'amore è senza regole, è così imprevedibile!
 
Il potere ama l'odio.
L'odio ha le sue regole, è così prevedibile!
 
L'odio nasce nel quotidiano,
da come saluti il vicino, da come rispetti l'estraneo.
 
Anche l'amore nasce nel quotidiano.
Una carezza, un bacio, una poesia cambiano il mondo.
 
 
                                                          (Domenico Uccellini)
 
 
P.S. Se vi va... diventate fan della pagina facebook "Non c'è nulla di ordinario nell'ordinario"! :))
 
 
 
 
 


giovedì 25 ottobre 2012

E POI VENNERO...


Quando il sole splende luminoso in un meraviglioso cielo azzurro abbiamo tutti un sorriso ed una carezza per l'altro.
Quando nuvole grigiastre ricoprono quel manto ed inizia a scendere la pioggia.. affiorano più facilmente negli animi umani sentimenti di odio, divisione, guerra.
In questi momenti dovremmo non dimenticare i versi del poeta, drammaturgo, regista teatrale tedesco Bertold Brecht (1898 – 1956):


Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.

Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.

Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.

Poi vennero a prendere i comunisti,
ed io non dissi niente, perché non ero comunista.

Un giorno vennero a prendere me,
e non c’era rimasto nessuno a protestare.


L'odio e la divisione non portano a nulla di buono, perchè come diceva un altro grande personaggio come padre Massimiliano Kolbe... "solo l'amore crea..."

martedì 2 ottobre 2012

......... LENTAMENTE MUORE ........



Lentamente muore. Che splendida poesia (erroneamente attribuita a Pablo Neruda ma in realtà della scrittrice brasiliana Martha Medeiros)! Poesia di vita (contrariamente a quanto fa inizialmente pensare il titolo). Poesia che ci fa scoprire che il vivere va ben oltre "il semplice fatto di respirare". Poesia da assaporare lentamente, in ogni singolo verso. E com'è intimamente legata all'ideale del vedere lo straordinario che c'è nell'ordinario, non trovate?
Tra le tante meravigliose riflessioni che suggerisce... ne sottolineo soprattutto una: "lentamente muore chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno"!
Ma ogni verso, come detto, ha parole di vita e felicità. Scopritele...

Lentamente muore
chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle “i”
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle
che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno
di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all’errore e ai sentimenti.
 
Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo,
chi e’ infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza
per l’incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette
almeno una volta nella vita
di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente
chi distrugge l’amor proprio,
chi non si lascia aiutare;
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o
della pioggia incessante.
Lentamente muore
chi abbandona un progetto
prima di iniziarlo,
chi non fa domande
sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde
quando gli chiedono
qualcosa che conosce.
 
Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo
di gran lunga maggiore
del semplice fatto di respirare.
Soltanto l’ardente pazienza porterà
al raggiungimento
di una splendida felicita’

lunedì 24 settembre 2012

LASSU' TRA LE MONTAGNE...


Questa estate, tra un viaggio e l'altro, sono finalmente riuscito a concedermi un piccolo salto in montagna (esattamente tra le montagne svizzere, in quel di Bellinzona...).
Ho sempre amato molto la montagna. Più del mare, pur essendo nato in una città di mare, pur vivendo a due passi dal mare. La montagna sa regalare più di ogni altro luogo una sensazione di tranquillità, di lontananza dallo stress quotidiano, di simbiosi con la natura, la terra, il cielo...
Che bella poi la montagna d’estate! La natura s'accende di colori e fiori e tra una passegiata e l'altra resti estasiato di fronte a quei panorami d'infinito, sotto un cielo limpido e terso che ti sembra quasi ti poter toccare con un dito.
Sei sempre lì con la tua macchina fotografica in mano... pronto a catturare in una foto le splendide immagini della montagna...
 


La stanchezza delle salite la senti solo alla fine ed è bellissimo andarsene girovagando tra sentieri di montagna, magari scoprire e raggiungere un rifugio che spunta lassù sulla cima più alta; e come sono gioiosamente semplici e pittoresche le località di montagna!
 
Insomma... a volte ci vuole una bella vacanza in montagna! Per staccare la spina non solo dallo stress cittadino ma anche dal caos delle località di mare e delle città d'arte. Per ritrovare un po' di tranquillità, inebriarsi di panorami in cui tutto appare possibile, riscoprire noi stessi e le persone a noi vicine.
E chissà come sarebbe addirittura il vivere in montagna...

lunedì 10 settembre 2012

STORIE OLIMPICHE, STORIE DI DONNE, STORIE DI SPERANZA



Torna settembre e con lui tornano le piogge ed i nuvoloni grigi, le temperature si abbassano ed i festanti lidi marini s’allontanano, ricomincia malinconicamente l’autunno lavorativo e l’estate sfuma lentamente. Cosa ricorderemo di questa estate 2012? Di sicuro il gran caldo segnato dai vari Caronte & company; poi le gioie che la nazionale di calcio ha saputo regalarci agli Europei (finale a parte!); ed infine le olimpiadi londinesi, terminate da meno d’un mese. Ormai sfumano le immagini delle gare, degli spalti gremiti, dei sorrisi e dei pianti degli atleti; ma siamo ancora un po’ pervasi dal fatidico spirito olimpico.
Del resto un’olimpiade è e dev’essere un qualcosa capace di andare oltre il semplice dato cronachistico-sportivo; dev’essere un qualcosa capace di divenire narrazione, storia, speranza. E quante storie hanno colorato quest’ultima olimpiade! Tra le tante che potremmo citare ne voglio brevemente ripercorrere alcune che hanno tutte come minimo comun denominatore l’invito a non mollare mai, a continuare sempre a sognare, ad affrontare le difficoltà della vita con grinta e coraggio. E che hanno tutte per protagoniste delle donne.
[...]

Continua a leggere da... http://www.coeconews.com/2012/09/03/storie-olimpiche-storie-di-donne-storie-di-speranza/

mercoledì 22 agosto 2012

EMILIO SALGARI: VIAGGIARE CON LA FANTASIA


Il nuovo post di questo blog è dedicato ad uno dei più importanti e prolifici autori della nostra letteratura, capace con i suoi tanti romanzi e racconti di emozionare ed appassionare migliaia e migliaia di lettori: Emilio Salgari, di cui ieri 21 agosto ricorreva il centocinquantenario della nascita.

La sua importanza può forse essere facilmente richiamata ad esempio dal fatto che forse tanti (purtroppo!) non sanno chi siano Zeno Cosini o Mattia Pascal (protagonisti rispettivamente di "La coscienza di Zeno" di Italo Svevo e "Il fu Mattia Pascal" di Pirandello) mentre sono davvero pochi quelli che non conoscono personaggi salgariani come Sandokan o il Corsaro Nero.

Il suo strepitoso successo letterario non fu accompagnato (forse anche per la sua indole mite e da buono) da altrettanta fortuna nella vita; la sua vicenda esistenziale, infatti, fu costantemente minata da difficoltà economiche e problemi familiari e si concluse tragicamente con la drastica scelta del suicidio.

Al di là della particolare ricorrenza del centocinquantenario della nascita, comunque, ho voluto dedicare a lui questo post soprattutto perché c’è una cosa che trovo sorprendente in lui: il suo essere stato capace di raccontare così tante avventure ambientate nelle lontanissime terre d’Oriente pur senza esserci mai stato e senza aver avuto chissà quale vita avventurosa (l'unica sua "avventura" marittima fu un viaggio di tre mesi su e giù per l’Adriatico)! Quindi il suo esser stato capace di vivere mille avventure e di compiere mille viaggi solo attraverso un accurato lavoro di documentazione, delle appassionate letture e... tanta tanta tanta fantasia!


Trovo fantastico questo! E credo che tutti noi dobbiamo sempre tenerlo bene in mente. Più volte ormai su questo blog abbiamo ribadito l'importanza del vivere viaggiando e del viaggiare con la fantasia e l'immaginzione (magari aiutati da un buon libro, un bel film, delle meravigliose fotografie...) laddove non si può farlo con l'aereo o il treno o quant'altro. L'esempio salgariano è davvero emblematico di ciò e ne prendo spunto per suggerire ancora una volta: viaggiate, viaggiate, viaggiate! Non ponete limiti alla vostra fantasia ed ai vostri sogni... immaginate e scrivete il vostro romanzo...

sabato 11 agosto 2012

QUANTO SEI BELLA ROMA QUANNO E' SERA...


Secondo Italo Calvino di una città non godiamo delle sue sette o settantasette meraviglie ma della risposta che ci dà ad una nostra domanda. Quanta verità in questa frase. Alcune città poi sanno ancor più di altre dare risposte. E, senza dubbio, tra queste c’è Roma… la città eterna...

Nel mio ultimo viaggio a Roma ho sicuramente avuto risposte importanti. E se a questo si aggiunge l'immortale piacere che dà il vedere le sue meraviglie (ben più di 77!)... beh allora davvero si rischia di innamorarsene...


La bellezza di Roma ha tanti segreti, risvolti, lati. Ma forse il suo fascino più magico è di sera... quando il cielo si colora prima di un blu cobalto e poi di un blu notte, quando si accendono le luci in cielo e per le strade ed i violini iniziano a suonare, quando la pietra antica si accende di storia e rivive la grandezza eterna.

Del resto quante canzoni che celebrano la Roma notturna… “quanto sei bella Roma quanno è sera…”


In questo post quindi ho voglia di trasmettervi la magia della Roma notturna... e per far questo penso che delle foto che ne riprendano la magia, i colori, le luci siano più efficaci di mille parole...


Concludo comunque con un invito: viaggiate, viaggiate, viaggiate! Scoprite il mondo, oltrepassate l’uscio dei propri confini, costruite arcobaleni che siano scale verso altri mondi.
E se non potete viaggiare con aerei, treni o auto ricordate che si può sempre viaggiare con la fantasia…

lunedì 30 luglio 2012

SEMPLICITA' FA RIMA CON FELICITA'



Una frase di Lao Tzu dice che “fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce”. Le cose negative, cioè, si notano e restano impresse nella mente molto più facilmente rispetto alle cose positive.

Ma questo non vuol dire che le cose belle non ci sono. Solo che… sono più nascoste, quasi invisibili, richiedono uno sforzo in più per scoprirne il suono; sono spesso trascurate, calpestate dalla fretta, rinchiuse in un cassetto o in un vecchio e polveroso album.

Apriamo allora questi cassetti, rispolveriamo i vecchi album, rallentiamo un attimo. Scopriamo quelle piccole cose ordinarie attorno a noi che possono diventare straordinarie regalandoci attimi di felicità.

Ogni tanto dovremmo fare questo… “esercizio di felicità”. Osserviamo ad esempio come sanno farlo bene i cani! Quante cose piccole e semplici per loro son segreto di felicità: il ritorno tanto atteso del padrone da festeggiare a più non posso, una pallina abbandonata sul pavimento che diventa avventura, la pantofola preferita del padrone da sbranare amorevolmente.

Quante cose piccole e semplici possono essere segreto di felicità per noi: le coccole del nostro cucciolo, un fiore che finalmente nasce nel nostro giardino, un meraviglioso tramonto… e tante altre. Cerchiamo di riscoprire i suoni della bellezza che ci circonda. Come diceva Oscar Wilde… “coloro che scorgono bei significati nelle cose belle sono le persone colte; per loro c'è speranza; essi sono gli eletti: per loro le cose belle significano solo bellezza”.




P.S. Un salutino alla mia dolce, splendida, piena di vita (nonostante sia un po’ anzianotta ormai :D) Sheila :-)

sabato 21 luglio 2012

LA FILOSOFIA DEI FIORI...



A volte ci vuole un tocco di novità. Un leggero spolverare ciò che sta lì da troppo tempo, qualche cambiamento di luci e colori, un guardare le cose da un’angolatura nuova. Per migliorarsi, fare un salto di qualità, scalare un gradino d’arcobaleno.
Dopo i primi passi sentivo questa necessità per il blog e da qui (dopo una piccola fase d’attesa…) ecco qualche cambiamento: un nuovo sfondo, una diversa impaginazione, qualche aggiunta qua e là, il desiderio di più poesia.
Resta immutato però il principio di partenza: non c’è nulla di ordinario nell’ordinario. Un messaggio volto ad invitare a vedere con occhi diversi ciò che ci circonda, a saper colorare con la poesia il grigiore quotidiano, a mantenere accesa la nostra voglia di sognare e volare.
Nella vita ci vuole bellezza, poesia, sogno, viaggio, speranza. E tutto parte dall’osservare lo straordinario che c’è nell’ordinario e nelle cose più semplici. Come ad esempio nei fiori. Semplici, semplicissimi, delicati. Ma anche meravigliosi, profumati, colore del mondo. Non c’è simbolo di bellezza, poesia, speranza più perfetto del fiore. Ogni cosa, anche la più grigia o disordinata, non prende un tocco di bellezza se ci aggiungi un fiore?
La filosofia dei fiori è questa: scoprire i fiori che ci circondano, spesso nascosti da pietre o erbacce; ammirarne tutta la loro bellezza, delicatezza, esplosione di colori; far nostri questi valori di bellezza, delicatezza, poesia.
Scopri i fiori della tua vita, valorizzane la bellezza, rendi il tuo animo bello come un fiore…

martedì 10 luglio 2012

TUTTI INSIEME PER TIMBUCTU': UN POST DI MASSA PER SPARGERE LA VOCE E SPERARE NELLA SALVEZZA



I blog ormai sono una realtà talmente bella, importante, reale... che non possiamo più etichettarli con la sola classica definizione di "blog personale". Spesso rappresentano un'insieme, un'unione/ confronto di idee ed emozioni, gocce d'un oceano rivoluzionario; rappresentano insomma un "blog collettivo".
Bellissima dunque questa iniziativa di Antonella e Audrey su un tema che purtroppo di bello ha ben poco, anzi possiamo dire che è qualcosa contro la bellezza: come può essere il distruggere monumenti unici al mondo per sciocco fanatismo come sta avvenendo a Timbuctù (se vuoi saperne di più sul tema leggi il post pubblicato su
Con convinzione dunque partecipiamo al post collettivo di Antonella e Audrey...

" Jhon Ruskin, studioso del restauro e fondatore di quella che Camillo Boito definì " corrente ruinista " era convinto che i monumenti e le opere d'arte fossero un patrimonio collettivo appartenente a tutta l'umanità, intesa come coloro che sono, coloro che furono e coloro che verranno e che quindi, come tali, andassero conservati e preservati nella loro interezza e mai, per nessuna ragione, distrutti "
 
Se decidi di partecipare a questa campagna di sensibilizzazione copiando e pubblicando sul tuo blog questo post per favore fai sapere della tua adesione nello spazio dei commenti al blog di Antonella e Audrey
le promotrici di questa iniziativa del post di gruppo.

lunedì 11 giugno 2012

ENGLISH BREAKFAST


English Breakfast” (Sbc Edizioni, 2011) è il primo romanzo della giovanissima scrittrice valtellinese Federica Gianola. Un romanzo che, come afferma l’autrice stessa già nelle prime righe, è folle come una poesia in quanto ognuno può vederci qualcosa di sé“.
Ed in questo mondo sempre più dominato dalla prosa è importante saper riscoprire il valore della poesia (non a caso la narrazione è in più occasioni intervallata da veri e propri versi poetici).
[...]

venerdì 25 maggio 2012

GRILLINI O GRILLASTRI?



Le recenti elezioni amministrative di maggio hanno visto il PDL sparire quasi completamente di scena, la Lega Nord subire pesantemente il coinvolgimento in affari poco limpidi, il PD non perdere ma nemmeno vincere. Ma soprattutto hanno visto il Movimento 5 Stelle di Grillo realizzare un significativo balzo in avanti e riuscire (per la prima volta!) a far eleggere come sindaco alcuni dei suoi candidati (anche in un importante capoluogo di provincia come Parma).
Tutto ciò non è certo un qualcosa di poco conto ed in parte giunge un po’ a sorpresa, forse persino per i grillini stessi ai quali ora spetta l’ingrato compito di governare e non più solo quello di criticare. Ma come valutare questo loro exploit?
Personalmente non condivido vari aspetti di Grillo: l’esaltazione del mandare a quel paese ciò che non piace, il rifiuto di confrontarsi con gli avversari, l’eccesso di personalismo. Ma, detto questo, è possibile trovare anche degli aspetti positivi? Aspetti che possono scombussolare (e magari migliorare) uno status quo che giorno dopo giorno palesa un marciume senza fine?
Forse ogni analisi deve partire dal distinguere Grillo dai grillini. Ed il compito di Grillo da quello dei grillini. In questo senso trovo molto efficace la metafora usata dal neo-sindaco di Parma: Grillo è l’aratro che scardina (con modi irruenti) il vecchio status quo mentre i grillini seminano (con più calma) nel solco da lui creato. Tenendo conto di questo credo che possiamo trovare degli aspetti positivi in questa esperienza che in qualche modo sta sconvolgendo la vita politica italiana.
Innanzitutto il fatto che per quanto il Movimento 5 stelle critichi partiti e politica è esso stesso un partito che fa politica, seppur in modi diversi rispetto ai partiti ed alla politica tradizionale. E’ un movimento che non invita ad un anarchico non voto per protestare ma a protestare attraverso il voto, uno dei diritti più preziosi che abbiamo ereditato dal passato. Già, perché forse qualcuno ha dimenticato che ciò che ora è una possibilità (il non votare) prima era un obbligo; forse qualcuno ha dimenticato che i nostri avi sono morti per darci la possibilità di votare (vorreste tornare a vivere in un paese senza diritto di voto?). Ben venga allora un movimento che se da un lato invita a non votare per i partiti tradizionali dall’altro lato invita a responsabilizzarci, a non chiuderci nell’indifferenza del non voto, a sporcarci le mani. Perché, come diceva don Milani, a che serve tenere le mani pulite se le teniamo in tasca?
Da qui credo che derivino vari altri aspetti positivi, legati nel complesso ad un modo nuovo di fare politica: un maggiore coinvolgimento dei giovani (e non sarebbe male delle donne), a patto di non passare all’eccesso opposto di una politica fatta solo da giovani (l’esperienza non è un valore da trascurare ma da combinare all’entusiasmo giovanile); l’idea che per far politica non serve spendere una valanga di soldi pubblici ma piuttosto una maggiore trasparenza; l’idea che essere democrazia significa innanzitutto essere coscienti dell’importanza dell’informarsi, informare, confrontarsi.
Insomma se da un lato (riprendendo la precedente metafora) l’aratro-Grillo usa dei modi criticabili, dall’altro lato bisogna ammettere che dal solco da lui creato possono nascere germogli di una nuova primavera. In fin dei conti meglio gli eccessi di un comico che altro, visto che in altri paesi il vuoto di potere creato dalla difficile situazione economica e dagli scandali politici sta dando spazio al fiorire di estremismi neofascisti.
Riusciranno i grillini a rinnovare in meglio la politica italiana? O si trasformeranno in grillastri incapaci e corrotti come (quasi) tutti gli altri? Forse non bisognerà attendere a lungo per avere qualche risposta, visto che (come detto) dopo queste elezioni amministrative ad alcuni di loro spetterà il compito di governare. Certo, lo scenario che si sta delineando in questi primi giorni non sembra roseo visto che i piccoli problemi e dissapori di prima si stanno già trasformando in una matassa più indistricabile. Speriamo che se in tutto questo trambusto i presunti buoni non riusciranno a rivelarsi tali, perlomeno i presunti cattivi diventino un po’ più buoni. In fondo è sempre così che è andata la storia…

martedì 1 maggio 2012

Quando il calcio è sogno e speranza





Nelle ultime settimane abbiamo assistito a tante, troppe squallide vicende che hanno infangato il mondo del calcio: scommesse illegali ed accordi segreti che hanno falsato i risultati sportivi, episodi di imperante violenza negli stadi, immagini eticamente poco valide di giocatori che si sputano addosso o si mandano a quel paese alla faccia dei sani valori dello sport. Ed il rischio appare quello di averci fatto l’abitudine a tutto ciò, di non provare più indignazione per qualcosa che è la norma, di aver ormai perso la speranza che le cose possono migliorare.
Per questo oggi voglio raccontare due storie accadute nella settimana appena trascorsa che ci riconciliano in qualche modo con il calcio. Con un calcio inteso come gioco e non come affare e che diventa sinonimo di solidarietà, imprevedibilità, sogno, speranza. Perché se nonostante tutto il calcio continua ad essere seguito da milioni di persone vuol dire che c’è dell’altro oltre all’illegalità ed alla violenza; vuol dire che c’è qualcosa che sa andare oltre i troppi soldi che fanno perdere il senso della misura. Un qualcosa che ci fa tornare bambini e ci insegna l’importanza del sognare, dell’inseguire un pallone come sinonimo dell’inseguire un sogno. Ed un qualcosa che ci fa essere grandi, ma veramente grandi, e ci insegna a non arrenderci mai ed a scoprire l’importanza del saper donare.

venerdì 27 aprile 2012

To Rome with Love



Da pochi giorni è uscito nelle sale To Rome with Love, il nuovo film di Woody Allen. E già solo dal titolo emerge come i suoi due elementi ed ingredienti principali sono l’amore e la città eterna, Roma. L’amore preso con leggerezza, senza troppe idealizzazioni, con tutta la sua imprevedibilità e varietà; perché l’amore non puoi definirlo o regolarlo, puoi solo viverlo. E Roma che con i suoi panorami mozzafiato, le sue strade piene di luci e colori, i suoi angoli ricchi di storia ed incanto diventa culla ideale dell’amore, giardino d’indimenticabili baci, musica che fa innamorare tanti cuori. Nascono tante storie nella città eterna.
In questo suo film Woody Allen ce ne racconta quattro. Quattro storie dal sapore boccaccesco (non a caso inizialmente il film doveva intitolarsi Bop Decameron) che s’intrecciano senza mai incontrarsi e che hanno, come detto, come minimo comune denominatore la magica location di Roma.
La storia di Hayley (Alison Pill), giovane americana in vacanza in Italia, e Michelangelo (Flavio Parenti), giovane avvocato dalla spiccata fede comunista: un’innocente domanda li fa incontrare, la magia di una serata romana li fa innamorare. I due decidono addirittura di sposarsi e per questo i genitori di lei (la madre, una psicoanalista, è interpretata da Judy Davis; il padre, un produttore discografico in pensione, da Allen) vengono a Roma. Qui il padre di lei scopre e cerca di valorizzare le inaspettate doti da tenore del futuro consuocero (un impresario di pompe funebri) che hanno però una particolarità: vengono fuori solo quando è sotto la doccia.
La storia di Antonio (Alessandro Tiberi) e Milly (Alessandra Mastronardi), una giovanissima (e un po’ troppo sobria) coppia di sposi che da Pordenone giunge a Roma per incontrare gli zii di lui pronti ad assumerlo nella loro azienda. Una serie di infortuni ed equivoci, però, scombussolerà i loro piani: lei cercando un parrucchiere (è davvero difficile trovare un parrucchiere a Roma!) finisce tra le braccia di un famoso attore (interpretato da Antonio Albanese); lui, invece, è alle prese con una sensualissima e simpatica escort (interpretata da Penelope Cruz) che si mostra più vera di tanti borghesi perbenisti che affollano i salotti romani.
La storia di Jack (Jess Eisenberg) e Sally (Greta Gerwig), una giovane coppia di studenti americani che vivono a Roma la cui tranquilla esistenza è vivacizzata dall’arrivo di Monica (Ellen Page): un’amica di lei dalla travolgente e furba sensualità che cerca di mettere in crisi Jack nonostante i continui ammonimenti di John, un famoso architetto in vacanza a Roma (interpretato da Alec Baldwin).
Infine la storia di Leopoldo Pisanello (Roberto Benigni) che si svincola dalla tematica dell’amore e riveste una forte attualità. Leopoldo è un uomo normale (uso un eufemismo rispetto al termine usato nel film…), sposato con una donna normale, alle prese con un’esistenza normale in una famiglia normale. Ma improvvisamente (quanto misteriosamente) viene travolto dal successo con tutto ciò che ne consegue: celebrità, privilegi, onori, donne. E tanta inautenticità.
Sullo sfondo di una calda estate romana e di piacevoli musiche ci si diverte, si ride, si sogna, si ha voglia di viaggiare. E si riflette anche. Sull’amore, che non possiamo definirlo o regolarlo ma solo viverlo con tutto il suo inevitabile carico di imprevedibilità, amarezze, emozioni. Sulla vita, anch’essa imprevedibile e non programmabile, sempre pronta a sorprenderci: perché nella vita le cose accadono, specie se ci facciamo trovare pronti. E sulla tematica del successo, spesso immediato e travolgente quanto immeritato ed effimero. Cosa è meglio, la ribalta del successo o la quiete dell’anonimato? Forse autentici momenti di semplicità valgono più di inautentici momenti di gloria. Un sincero abbraccio con la propria famiglia vale più di un milione di autografi…
In tutto ciò, ovviamente, tra i protagonisti c’è anche e soprattutto lei, Roma. Si rischia di innamorarsene (per chi non ne è già innamorato!). Il reale si unisce a tocchi di surreale che suggeriscono di vedere la vita con occhi più attenti alle sfumature, capaci di andare oltre. E vorresti che il film non finisse. Vorresti non lasciare Roma e continuare a percorrere le sue strade, assaporare i suoi colori ed i suoi profumi. Hai voglia di partire, di far uscire dal cassetto il tuo sogno che da troppo tempo è lì riposto. Hai voglia di innamorarti. L’amore non puoi definirlo o regolarlo, puoi solo viverlo…

venerdì 20 aprile 2012

MEGLIO UN BACIO O UN VAFFANCULO?


Questi sono tempi difficili, di crisi, di scandali. Ogni giorno si levano proteste, grida e… qualche bel vaffanculo. Grillo docet. E in gran parte tutto ciò è più che giustificabile, inevitabile, necessario. Come non indignarsi di fronte a quotidiane notizie di sperpero (giusto per usare un eufemismo) di denaro pubblico, di corruzione, d’impunità, di gente che crea danni o ruba e continua ad essere ai posti di comando? Più che comprensibile l’indignarsi, l’arrabbiarsi, lo sbottare. Ma… dopo? Basta qualche vaffanculo a risolvere le cose? Dove porta l’antipolitica? Se andiamo indietro nel tempo è facile scoprire come tutti i dittatori (Mussolini, Hitler e compagnia brutta) sono riusciti a salire al potere proprio sfruttando situazioni di forte crisi e protesta, di forte debolezza del sistema dei partiti, di forte rabbia delle masse (ogni buon dittatore è anche un buon esperto di psicologia delle masse). La violenza non risolve nulla. Gandhi con la non-violenza ha dato l’indipendenza ad un’intera nazione, possibile che non abbiamo imparato nulla? Si arriva persino a udire… “uccidiamoli tutti”! E poi? Tutto tornerebbe come prima. Da una bomba può nascere un fiore? Allora ecco perché dico.. indignarsi va bene, informarsi è fondamentale. Ma poi per costruire qualcosa di buono serve altro. Meglio un bacio che un vaffanculo. Un bacio come quello tra questo ragazzo israeliano e questa ragazza iraniana che vediamo nella foto che ho voluto mettere in questo post e che circola da tempo sul web: un messaggio contro la guerra tra Israele e Iran, contro la guerra e la violenza come risoluzione dei problemi (dei potenti). Un messaggio di speranza, un suggerimento per un modo diverso di risolvere i problemi (degli onesti). Perché solo l’amore crea, come insegna padre Massimiliano Kolbe. Perché un bacio fa più rumore di mille colpi di cannone, come dico io nel mio piccolo. Meglio una rivoluzione che parte innanzitutto da un cambiamento in noi, nelle nostre piccole scelte quotidiane. Tanti protestano giustamente per i troppi privilegi dei politici ma quanti protestano con altrettanto vigore nei confronti di un commerciante che non fa lo scontrino? O per un amico che ha avuto una raccomandazione? Solo se togliamo la pagliuzza nel nostro occhio potremo cancellare la trave dei potenti. Perché è chiaro che la trave non è certo in noi ma in chi ha potere e gestisce potere. Ma i potenti non fanno che sfruttare le pagliuzze nei nostri occhi per poter fare i loro comodi. Allora… liberiamoci delle nostre pagliuzze, iniziamo la rivoluzione partendo dal nostro quotidiano. Dai buoni esempi. Come diceva Sandro Pertini, i giovani (ma possiamo dire gli uomini in generale) hanno bisogno di buoni esempi. Un bacio fa più rumore di mille colpi di cannone…

venerdì 13 aprile 2012

LONDRA: MAGICA COME UN BACIO DI CUI MAI TI STANCHI




Desideravo da tanto tempo vedere Londra e quest’anno, durante le giornate di Pasqua, finalmente ci son riuscito! Lassù nell’aereo, mentre pian piano mi avvicinavo e sentivo nel cuore quel battito speciale che sempre abbiamo quando stiamo per fare qualcosa di speciale, provavo una sensazione particolare carica di curiosità ed aspettative. E dopo due intensissime giornate trascorse tra lunghe camminate ed affascinanti peripezie nei meandri delle ben dodici linee metropolitane londinesi (ormai prendere le 2-3 linee della metro di Roma e Milano sarà un gioco da ragazzi!) posso senza ombra di dubbio dire che le mie speranze non sono state disattese: il cielo era sempre grigio, spesso piovigginava, a volte c'era vento e freddo... e solo il giorno della partenza è spuntato un timido sole inglese! Non un gran viaggio, eh? E invece no. Lo riconfermo, è stato bello, nonostante la pioggia. Anzi, penso che anche questa sia una delle tante magie di Londra... è uno dei pochi posti al mondo che sa lasciarti un’emozione nel cuore anche se non c'è il sole e piove. E forse Londra è l’unico luogo al mondo che quando piove ti affascina ancora di più! Non a caso l’attore americano Groucho Marx affermava di odiare Londra quando non vi pioveva. Anche perché in fondo piano piano ti ci abitui, è per lo più solo una leggera pioggerellina che a tratti (specie in primavera) è quasi piacevole: basta un cappello in testa e non serve nemmeno l'ombrello.
Ma le magie di Londra sono tante. Come ad esempio il suo costante saperti sorprendere: percorrendone le strade puoi scovare piccole e graziose casette a due piani circondate da enormi palazzoni altissimi; o piccoli ed incantevoli giardini delimitati da eleganti villette ai quali seguono modernissimi e maestosi palazzi. Londra è tutto e il contrario di tutto, sa sempre sorprenderti, ogni suo angolo ti lascia stupito, ovunque volgi lo sguardo c’è qualcosa di unico.
La lista delle cose da vedere è ovviamente infinita, servirebbe un romanzo. Tra le tante possiamo ricordare monumenti maestosi e ricchi di storia come la Westmister Abbey o il Big ben; il più moderno London Eye (che di notte, tutto illuminato, è davvero splendido!); le varie chiese dal tocco gotico o classicheggiante come la Southwark Cathedral o la Saint Paul’s Cathedral; i tanti ed immensi parchi dove è facile trovare simpatici animali come anatre, cigni o scoiattoli con i quali non è difficile fare amicizia; il Tamigi, maestoso e calmo come i monumenti che lo affiancano, capace di trasmettere un senso di sicurezza e tranquillità, costellato dai vari ponti come l’affascinante Tower Bridge o il modernissimo Millennium Bridge; lo Shakespeare Globe, dove ti sembra di fare un salto indietro di qualche secolo al tempo del grande William e per un attimo la vita diventa sogno; gli spettacoli e la spettacolarità di Covent Garden; l’infinito, unico, particolarissimo Camden Market; il fascino neoclassico di Notthing Hill e quello regale di Buckingam Palace; e ancora… i centinaia di Starbucks, le mura ottocentesche di alcune gallerie dell’Underground dove di sembra di vivere un romanzi dickensiano, le mitiche cabine telefoniche, cassette delle lettere e bus rigorosamente dall’inconfondibile color “rosso-Londra”. Senza dimenticare il fascino notturno di Londra, quando si accendono le luci, le strade ed i monumenti si colorano, un’atmosfera particolare scende e la città sembra trasformarsi in una fascinosa e sensuale dama. E a te sembra di ballare con lei.
Insomma, Londra è tutto: regale ma allo stesso tempo semplice; magica ma allo stesso tempo reale; surreale ma allo stesso tempo concreta. E’ bellissima, magica, unica, particolare. Ti cambia e non sei più esattamente lo stesso quando riparti. E’ il centro del mondo: come diceva il poeta inglese Samuel Johnson “vedendo Londra ho visto tutta la vita che il mondo può presentare”. Londra è un bacio di cui mai ti stanchi.
Goodbye London… sicuramente ci rivedremo!!

giovedì 5 aprile 2012

MENO PRIVACY, PIU' TRASPARENZA!



Non ne sapevo niente, lo giuro! Hanno ristrutturato la mia casa con soldi pubblici? Lo hanno fatto a mia insaputa! Le parole di Bossi hanno il sapore del déjà vu. Come dimenticare, ad esempio, il non troppo lontano caso di Scajola e della sua casa con vista Colosseo? Sembra proprio che i nostri cari politici siano un po’ tutti affetti dalla sindrome dell’insaputa: comprano case e le ristrutturano a loro insaputa, non sanno mai niente, non si accorgono di nulla. Come se in ballo ci fossero pochi euro e non migliaia. Credo che da tutto ciò una cosa emerge in modo chiaro: i politici ed i partiti hanno tanti soldi, troppi. Talmente tanti da non accorgersi nemmeno di perderli. Chi di noi se perde cento euro non se ne accorge? Sguazzano a tal punto nella ricchezza che mille euro in più o in meno cambia poco; mille euro… una cifra che per tanti significa vita! Dobbiamo chiamare Sherlock Holmes. E pensare che almeno Zio Paperone sguazzava sì in tanto denaro ma almeno non gli sfuggiva la perdita di un centesimo. Il passaggio dalle favole alla realtà è amaro. E pieno di rabbia. Come non può esserci indignazione di fronte a tutto ciò se per noi comuni mortali comprare casa equivale a far sacrifici per una vita? Stiamo attenti, comunque, a non cadere nell’antipolitica: essa è l’anticamera di rischi anche peggiori. Piuttosto cerchiamo una politica diversa, che parte innanzitutto da un nostro rimboccarci le maniche e da un diverso tipo di aspettative sulle quali basarci. Ad esempio, anziché seguire i dettami imposti dall’alto sull’importanza della difesa della privacy (che serve solo ai potenti) basiamoci sul dare importanza al valore della trasparenza (che serve a noi comuni cittadini). Esigiamo trasparenza soprattutto da parte di chi svolge incarichi pubblici. Vuoi la privacy? Allora resta a fare il privato cittadino. Vuoi una poltrona pubblica pagata da me? Allora accetta una massima trasparenza, anche al di fuori delle sedi istituzionali. Altro che legge sulle intercettazioni e compagnia bella. Ma da quando gli affari più loschi si fanno alla luce del sole? O vogliamo davvero credere che loro sono innocenti, innocui, ingenui? Scandiamo lo slogan: meno privacy, più trasparenza! Noi non abbiamo nulla da temere, loro sì! La privacy non fa che aiutarli nei loro affari per poi liquidare tutto con il solito “non ne sapevo nulla”. La trasparenza aiuta noi cittadini a difendere i nostri diritti e anche a responsabilizzarci un po’ di più. Meno privacy, più trasparenza!

lunedì 2 aprile 2012

QUANDO NASCE UN FIORE: ELOGIO DELLA LENTEZZA


Ieri non era una giornata qualunque: si festeggiava la domenica delle Palme ed un po’ per tutti, credenti e non, può rappresentare un’occasione per riflettere su cosa poter fare nel nostro piccolo quotidiano per creare una vera pace. E ieri, più nel mio piccolo, non è stata una giornata qualunque anche perché è finalmente sbocciato uno dei miei tulipani. Quanta poesia in un fiore che nasce! Timido, un po’ impaurito, quasi infreddolito, forse curioso di scoprire il mondo, alla ricerca del sole; i delicati petali si fanno avanti tra steli verdi ed il loro colore regala subito un sorriso. Il tutto all’insegna di un’eterna e magica lentezza, che stride col caotico rumore delle auto, un sottofondo di passi frettolosi, il correre di qua e di là. Una piccola oasi di pace in una società così frenetica dove il tempo è denaro, chi dorme non piglia pesci e chi si ferma è perduto. Ma davvero serve tutta questa fretta? Forse dovremmo riscoprire di più il piacere di semplici attimi di calma e tranquillità, magari passati proprio ad osservare i fiori. O a leggere un libro, a disegnare, a sorseggiare una tazza di thè, a fare una qualunque altra cosa che sia all’insegna della lentezza. Una pausa sulla finestra-mondo per pensare, riflettere, osservare. Forse potrebbe essere anche questo un modo semplice per diffondere più pace nel mondo.

lunedì 26 marzo 2012

GIROVAGANDO PER L’ITALIA E PER L’EUROPA



Viaggiare è un po’ come un sogno di cui conserviamo sempre la memoria al nostro ritorno-risveglio, diceva Edgar Allan Poe. Viaggiare è come leggere le molteplici pagine del libro-mondo senza fermarsi solo alla prima, diceva tanti secoli prima Sant’Agostino. Potremmo continuare ancora a lungo. Sognare, scoprire, conoscere, osservare… quanti verbi che si possono associare al viaggio!! C’è forse qualcosa di più appassionante? Decisamente in occasione della mia tanto agognata laurea non potevo non concedermi come premio un piccolo viaggio. Piccolo? Beh, in effetti sognando sognando il piccolo viaggio è diventato un grande viaggio, con più mete, quasi infinito. Come in fondo è l’essenza stessa del viaggio e del viaggiatore: un viaggio continuo di meta in meta senza fine, non importa se in aereo o in treno o a piedi o con la fantasia. La bellezza di questo mio viaggio è stata proprio quella di volare da un luogo all’altro scoprendone in ognuno i suoi colori, i suoi sapori, le sue peculiarità. Passare dalla maestosità imperiale di Vienna al fascino dell’eternità classico-barocca di Roma, dalla dinamicità di Milano al canto rinascimentale di Firenze all’imprevedibile e pittoresca (oltre che poco pubblicizzata) Bratislava. Scivolare dalla precisione e dal silenzio della realtà austriaca alla semplice vivacità di Bratislava al magnifico ed artistico caos tipicamente italiano dove tutto, anche un motorino scassato ed arrugginito appoggiato malamente accanto ad un muro malconcio, diventa arte. Il tutto… camminando, camminando, camminando! Già, perché come può qualcosa definirsi viaggio se non passeggi (o comunque ti sposti) infinitamente? Passare tutto il tempo fermi crogiolandosi al sole e bevendo di tanto in tanto un drink è rilassante, divertente, piacevole ma non è certo il viaggiare. Viaggiare è passeggiare, osservare, assaporare, ascoltare, toccare: non importa se in strada, se nelle sale di un museo, se nella tua fantasia. Depositando qualcosa del posto dentro di noi.
Era la prima volta a Vienna e a Bratislava. Vienna è una realtà agli antipodi di quella italiana ed in particolare di quella meridionale: regnano l’ordine, la precisione, la calma. Forse a tratti troppo e ti manca un po’ di calore. Dominano maestosi palazzi generalmente di tonalità chiare ed incantevoli parchi che trasmettono un senso di grandezza e fanno sentire un po’ tutti novelli principi e principesse; sfiorando però a tratti quel pizzico di monotonia che deve aver travagliato non poco i veri principi facendo desiderare loro un’evasione nella semplicità e nella irregolarità. A spezzare, comunque, questa bianca perfezione imperiale irrompono monumenti dalle linee più gotiche e imprevedibili come il bel duomo di Santo Stefano, lo splendido Rathaus, la pittoresca chiesa di San Francesco nei pressi del Danubio. Ovunque, poi, si è immersi nel silenzio: ascoltare un clacson è raro e persino al mercato non manca un’insolita compostezza.
Bratislava è una scoperta lenta, graduale ma anche per questo ancora più affascinante ed indimenticabile. Dopo un iniziale senso di spaesamento se ne scopre facilmente la sua bellezza semplice e vivace: vivibilissima, piacevole, dominata dal suo immenso castello, colorata da amene vie e piazze, costellata di curiose e buffe statue.
Milano non ho potuto gustarla a lungo questa volta. Ma il poco tempo a disposizione è stato sufficiente per scoprirne meglio il fascino serale: giochi di luci esaltano le sue vie ed i suoi monumenti e te ne senti innamorato.
Firenze e Roma: così diverse, eppure così simili. In entrambe abbondano scenari e panorami delicati e particolareggiati tanto da sembrare dipinti: il gruppetto di case che contorna l’Arno vicino  ponte Vecchio, le dolci colline appena fuori le mura fiorentine, le barocche piazze romane, la zona dei fori gremita di pezzi di arte e di storia e con il Colosseo sullo sfondo. E tanti, tanti altri punti. Si ha la continua sensazione di essere immersi nella storia, in un quadro, nell’arte. La fantasia si esalta volando indietro nel tempo o ammirando le potenzialità creative dell’uomo. Un viaggio nel viaggio. Ed il viaggiare che diventa metafora di una vera vita, aperta, volta ad andare oltre convenzioni e stereotipi, pronta a scoprire, immedesimarsi, ridurre le distanze. Volta a ricordare il passato, assaporare il presente, guardare il futuro. Sempre in attesa della prossima destinazione.

lunedì 12 marzo 2012

Wisława Szymborska: La gioia di scrivere. Quando la vita è magia.


Questa mattina ho acquistato in libreria “La gioia di scrivere”, una raccolta (edita da Adelphi) di tutte le poesie composte dalla poetessa polacca Wisława Szymborska, recentemente scomparsa e premio Nobel nel 1996. In quanti la conoscono? Penso pochi. Ed anche io, pur suo grande ammiratore, ho letto solo alcune delle sue composizioni; anche se ciò è stato sufficiente a farmi innamorare della sua poesia. Curioso: leggi mille poesie di un autore e non nasce nulla nel tuo cuore; ne leggi poche di un altro e senti di amarlo da sempre. Un po’ come a volte è più indimenticabile il bacio d’un fugace incontro che una storia di anni. Al di là di questo, comunque, ho voluto prendere questo libro per conoscere meglio ogni poesia della Szymborska. Una poesia, la sua, densa di leggerezza, ironia, stupore; ricca d’insolite metafore e di vita; attenta ai particolari e volta a far emergere lo straordinario che c’è nell’ordinario. Una poesia che ci spinge a guardare l’oltre per scardinare luoghi comuni e convenzioni, meglio comprendere il senso dell’esistenza, scoprire la ricchezza del mondo, scovare il fiore nascosto tra le erbacce. Tra tutte le poesie inserite in questa raccolta voglio riportare quella che da sempre più mi ha colpito, “Amore a prima vista”:

Sono entrambi convinti
che un sentimento improvviso li unì.
E' bella una tale certezza
ma l'incertezza è più bella.

Non conoscendosi, credono
che non sia mai successo nulla fra loro.
Ma che ne pensano le strade, le scale, i corridoi
dove da tempo potevano incrociarsi?

Vorrei chiedere loro
se non ricordano -
una volta un faccia a faccia
in qualche porta girevole?
uno "scusi" nella ressa?
un "ha sbagliato numero" nella cornetta?
- ma conosco la risposta.
No, non ricordano.

Li stupirebbe molto sapere
che già da parecchio tempo
il caso stava giocando con loro.

Non ancora pronto del tutto
a mutarsi per loro in destino,
li avvicinava, li allontanava,
gli tagliava la strada
e soffocando una risata
con un salto si scansava.

Vi furono segni, segnali,
che importa se indecifrabili.
Forse tre anni fa
o lo scorso martedì
una fogliolina volò via
da una spalla a un'altra?
Qualcosa fu perduto e qualcosa raccolto.
Chissà, forse già la palla
tra i cespugli dell'infanzia?

Vi furono maniglie e campanelli
su cui anzitempo
un tocco si posava sopra un tocco.
Valigie accostate nel deposito bagagli.
Una notte, forse, lo stesso sogno,
subito confuso al risveglio.

Ogni inizio infatti
è solo un seguito
e il libro degli eventi
è sempre aperto a metà.

Che magia! L'amore si svincola da banali luoghi comuni e rigide definizioni e diventa imprevedibilità: quell'imprevedibilità ed incertezza che sono più belle della certezza e che paradossalmente diventano strumento d'eternità. In fondo non è l'instabile incertezza a spingerci ad abbracciarci piuttosto che la comoda certezza? Piccoli particolari densi di significato, come la fogliolina che vola da una spalla all'altra dei due ignari amanti, riempiono l'amore e lo rendono vero. Sogno e realtà, inizio e seguito si fondono. Ecco la gioia di scrivere! Che diventa gioia di leggere, che si propone come gioia di vivere. Nonostante tutto. Cercando lo straordinario che c'è nell'ordinario, il fiore che si nasconde tra le erbacce.